L’Albero della poesia e della filosofia 2013

Dal 20 ottobre al 26 novembre 2013 si è svolta  la 4^ edizione dell’evento culturale “L’Albero della poesia e della filosofia” nei comuni di Senago, Rho e Cesate.

“L’Albero della poesia e della filosofia” è un appuntamento culturale nato a Senago, che dal 2012 ha coinvolto per la prima volta il comune di Rho e che per l’edizione 2013 ha visto la partecipazione del comune di Cesate, per diffondere e mantenere attiva l’attenzione su uno dei settori apparentemente dimenticati, ma non per questo meno prolifici e interessanti, della cultura contemporanea: la poesia. L’obiettivo è costruire un momento di riflessione sul ruolo della poesia, della sua creatività e modalità espressive nonché della possibilità del dialogo con altre forme di sapere, in primis la filosofia.

Il Personaggio

Protagonista dell’edizione 2013 sarà Dino Campana (1885-1932), poeta oscuro e visionario, vissuto nella prima metà del Novecento, nato a Marradi, un piccolo paese tosco-romagnolo in provincia di Firenze. Dino Campana soffrì sin dall’adolescenza di disturbi nervosi causati, o incrementati, dai continui e difficili rapporti con la famiglia e il paese natio che si concretizzarono in diversi tentativi di fuga e a causa dei quali fu più volte internato in manicomio. Fu autore del manoscritto Il più lungo giorno, perduto e poi ritrovato solo nel 1971, e della raccolta di poesia Canti Orfici scritta a partire dal 1914, la cui riedizione sarà presentata durante l’evento.

 

Non so se tra rocce il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti

E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera

Dino Campana, La Chimera

 

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